- Colui che eredita il sogno
Il Sogno della Foundation – Parte VIII – Il Testamento di Arcadia – Episodio 11
La lunga eco del racconto ondeggiava lievemente nella stanza. Una luce purpurea accarezzava silenziosamente le pareti, avvolgendo la figura di Arcadia in un’aura semitrasparente.
«Ho parlato per tanto tempo . . . È quasi l’ora di congedarci, vero?»
La voce pacata della narratrice, esperta e saggia, sembrava incarnare la memoria antica della Galassia stessa. Lei rivolse lentamente il volto verso Meeter.
«Olinthus abbi cura del tuo creatore, te ne prego.
E, per un po’, confida in Giskard Hannis. Rivolgiti a lui per ogni dubbio. Io attendo con gioia il giorno in cui ti ergerai sulle tue forze e spiccherai il volo verso l’universo. All’inizio soffrirai, certo. Ma ogni sofferenza ha una ragione. Lo capirai, un giorno.»
Un’ombra attraversò l’espressione di Arcadia.
«Di’ a Hannis di fare attenzione a una bambina di otto anni, Hala Branno. Capelli grigi, un abbigliamento un po’ affettato nello stile di Mandress, e si è presentata dicendo di essere mia “fan”. Quella bambina . . . sì, richiede cautela.»
Chiuse leggermente gli occhi e, come se frugasse nei ricordi di un passato lontano, riprese con voce calma.
«Ricordo . . . Wanda, poco prima di comprendere la sua ora finale, convocò la figlia di Bellis sul pianeta Ios.
Quando approdarono all’“Isola della Sorgente”, considerata il simbolo della rinascita della patria, trovarono tutto l’isolotto ricoperto di trifogli, come a circondare tre fiori:uno bianco, uno giallo-ambrato e uno viola.
Dopo aver descritto quella scena a Dors, Wanda si spense serenamente.»
Un tappeto di trifogli, tre fiori dai tre colori. Arcadia sorrise dolcemente.
«I fiori erano legati insieme dal trifoglio. Il significato è chiaro . . . “tramandare un sogno”.»
Lei fissò profondamente gli occhi di Meeter.
In quello sguardo quieto dimorava una volontà che attraversava il tempo.
«Ora affido a te . . . il mio sogno. Ci rivedremo, un giorno. Mi sentirai ancora vicina, Meeter.»
Poi tese la mano con eleganza e lo invitò a pronunciare l’antica formula di casa.
«Vuoi recitare con me il nostro incantesimo di sempre?»
Meeter trattenne a fatica l’emozione che gli tremava nel petto e annuì piano.
Arcadia iniziò a mormorare:
«Intuizione . . . Risonanza . . . Contatto . . . Fusione . . . Unità . . . Estasi . . . Pienezza . . .
E dopo, ancora . . . »
«Arcadia . . . !»
La voce di Meeter tremò, come a richiamarla verso la luce che svaniva.
“Il Sogno della Foundation” – Fine


コメント