- Un bussare a mezzanotte
Serie Galassia, 20.000 anni dopo
Primo capitolo:Il sogno della Fondazione
Settimo arco:Arkady Darell
Episodio 2:Un bussare a mezzanotte
La notte su Terminus era avvolta dal silenzio.
Nella spaziosa stanza della dimora della famiglia Darell, Arkady Darell sedeva alla sua scrivania; l’unico suono era il fruscio della penna che scivolava sulla carta.
Sulla scrivania si trovava un curioso congegno — una macchina di traduzione e scrittura dotata di una funzione di ascolto segreta, opera del suo compagno di classe Orinthus Damm. Arkady l’aveva battezzata con leggerezza “Meeter”, ispirandosi alle meteore che spesso vedeva dalla finestra. Il cognome, “Mallow”, aveva invece un significato familiare:era un omaggio alla sua ammirata nonna.
(Questa macchina, in seguito, avrebbe subito misteriosi cambiamenti, evolvendosi in modi imprevedibili.)
«Vado, Meeter!» dichiarò all’improvviso Arkady, alzandosi con un sorriso trionfante.
«Perfetto!Quando ho invitato Orinthus Damm a un appuntamento, mi ha costruito un dispositivo d’ascolto speciale. Ora posso origliare alle riunioni segrete di mio padre! Quegli incontri notturni non sono affatto ordinari.»
Meeter, imperturbabile, rispose con il suo solito tono riservato:
«Signorina Arkady, questo è un piano piuttosto audace.»
«Smettila di chiamarmi “signorina Arkady”. Chiamami solo Arkady, d’accordo?» replicò lei, leggermente infastidita, tornando a sedersi.
Gettò uno sguardo al foglio davanti a sé e continuò:
«E a proposito di piani audaci, sono ancora furiosa per il rifiuto del mio saggio a scuola. La motivazione era assurda!Hanno detto che era così brillante da dover essere classificato come segreto di stato, solo perché sono l’erede della prestigiosa famiglia Darell. Ti sembra normale?»
Meeter scelse con cura le parole:
«Arkady, i tuoi scritti sono certamente originali. Ma devo ammettere che a volte sembrano più una raccolta disordinata di pensieri.»
Arkady sbatté la penna sulla scrivania e fissò Meeter con sguardo acceso.
«Disordinata? Meeter, sei impossibile!»
In quel momento si udì un leggero bussare alla finestra.
Knock, knock, knock.
«Cos’è stato?» esclamò Arkady, sollevando lo sguardo sorpresa.
Meeter attivò immediatamente la modalità di allerta:
«Arkady, qualcuno sta bussando alla finestra.»
«Sì, l’ho sentito,» rispose lei aggrottando le sopracciglia. «Ma chi mai busserebbe a una finestra del secondo piano nel cuore della notte?È quantomeno sospetto.»
«Mi scusi,» disse una voce maschile proveniente dall’esterno.
Attraverso il vetro, Arkady vide una figura illuminata dal pallido chiarore lunare.
«Mi chiamo Pelleas Anthor,» disse l’uomo. «Le assicuro che non sono una persona sospetta. Potrebbe aprire la finestra, per favore?»
Arkady incrociò le braccia, poco convinta.
«Non sospetto?Stai bussando alla finestra del secondo piano nel cuore della notte. Neppure un ladro si prenderebbe un simile disturbo.»
Pelleas sorrise timidamente.
«No, davvero, non voglio farle del male. Ho solo . . . qualcosa di importante di cui parlare.»
«Se è così importante, potresti suonare il campanello d’ingresso. Ma non ti risponderà nessuno: il personale è via, e mio padre probabilmente è nel seminterrato per una delle sue riunioni segrete.»
Per un momento, Pelleas parve a corto di parole, poi parlò con determinazione:
«Devo parlare con suo padre. La prego, apra la finestra.»
«Anche se insisti, la risposta è no!» sbottò Arkady, voltandogli le spalle.
«Sono occupata. Non ho tempo da perdere con te!»
Meeter osservò silenziosamente la scena; la sua intuizione artificiale percepiva che Pelleas non era un semplice intruso.
«Arkady, forse non sarebbe male ascoltarlo,» suggerì con cautela.
«Meeter, anche tu?Ma cosa ti prende?»
Prima che Arkady potesse continuare, Pelleas parlò di nuovo, con voce calma ma urgente:
«Arkady Darell, sei destinata a qualcosa di molto più grande di quanto immagini. Sono venuto qui per dirtelo.»
Quelle parole paralizzarono Arkady. Lentamente si voltò verso la finestra, fissando l’uomo con uno sguardo intenso.
«Destino?»
Un silenzio pesante riempì la stanza, mentre Arkady sentiva sorgere dentro di sé un presentimento oscuro ma innegabile.
Continua . . .


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