- Le riunioni notturne
La residenza di Toran Darell emanava un silenzio solenne, un’atmosfera carica di gravità.
Al centro del salone, quattro uomini sedevano attorno a un tavolo rotondo.
Accanto a Toran, un giovane dall’aria tesa attendeva in piedi. Si chiamava Pealles Anthor, e sembrava leggermente a disagio per il fatto di essere presentato in quell’occasione.
«Vi presento Pealles Anthor», disse Toran, rompendo il silenzio della stanza.
«È stato discepolo del defunto dottor Kleise, e propone di sottoporci a un esame con un dispositivo di trasferimento cerebrale elettronico.»
Per un momento nessuno parlò. Poi, tre paia di occhi si volsero contemporaneamente verso Anthor.
Toran continuò:
«Questo è Hober Mann, mio cugino e bibliotecario.
Qui abbiamo Jowle Turbor, direttore della stazione televisiva, e Elvett Semic, professore di fisica.»
Anthor accennò un inchino breve, quasi troppo prudente.
Hober Mann aggrottò la fronte. «Toran, ma che significa tutto questo? Spiegati meglio.»
Toran rispose con calma glaciale:
«Sostiene che tra noi quattro potrebbe essersi infiltrato un membro della Seconda Fondazione.»
«Assurdo!» esclamò Jowle. «Siamo tutti di Moev! Ci conosciamo da quando eravamo bambini!»
Elvett lo fissò con sguardo tagliente.
«Non è detto. Da allora ognuno di noi ha viaggiato per l’universo. Nessuno può sapere cosa sia accaduto in quegli anni.»
Hober si voltò bruscamente verso Anthor.
«E tu, ragazzo?Sei anche tu di Mauve?»
Anthor rispose con voce sommessa:
«Sì. Del distretto di Newton.»
Hober sorrise con ironia.
«Allora saprai cantare Figli della Galassia. La insegnano in tutte le scuole elementari e compare perfino nel Manuale per l’infanzia. Ogni Moevano la conosce.»
Anthor distolse lo sguardo, esitante.
« . . . L’ho dimenticata.»
Hober si lasciò cadere sulla sedia.
«Allora forse il sospetto numero uno sei tu, Anthor!»
«Basta così, Hober», lo interruppe Toran alzando la mano.
«Abbiamo un altro punto importante da discutere. E riguarda proprio te.»
Hober lo fissò con sospetto. «Me?»
«Sì. Voglio che tu vada a Kalgan come nostro rappresentante.»
Gli occhi di Hober si strinsero.
«Da solo? E voi che farete?»
Elvett rispose prontamente:
«Verificherai se davvero la Seconda Fondazione ha una base su Kalgan. Sei l’unico di noi ad esserci stato.»
Hober sospirò. «Ho un brutto presentimento . . . »
Nel silenzio teso che seguì, tutti percepirono che un nuovo capitolo della loro storia stava per iniziare.
Continua . . .


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