51. La Piccola clandestina

Arcadia Darell

  1. La piccola clandestina

Il sogno della Fondazione
Parte VII
Arcadia Darell
Episodio 51

La nave di Homir Mann scivolava silenziosa lungo un’orbita che lambiva un buco nero. Gli occhi del pilota erano fissi sul pannello di controllo, mentre preparava il prossimo compito senza concedersi un attimo di respiro.

All’improvviso, una voce sottile lo fece voltare.

«Zio Homir, non arrabbiarti.»

Hober si girò di scatto e vide Arcadia Darell in piedi dietro di lui. Il suo volto era un curioso miscuglio di malizia e colpa, e non poteva non suscitare sorpresa.

«Per il buco nero! Cosa ci fai su questa nave, Arcadia?» sbottò Homir. «E soprattutto, perché sei qui?
?»

«Scusa se ti ho sorpreso,» rispose Arcadia con calma, come se nulla fosse. «Volevo solo venire con te. Sapevo che stavi andando a Kalgan per cercare la Seconda Fondazione . . . e non ho resistito.»

Homir sospirò e si passò una mano tra i capelli. «E come diavolo sei salita a bordo
?»

Arcadia scrollò le spalle, impassibile. «È stato facile. Ho detto alla guardia che portavo dei bagagli dimenticati . . . lui ha solo alzato il pollice e mi ha lasciata passare.»

Homir si portò le mani sul volto, quasi senza credere a ciò che stava succedendo. «E sapevi che sarei andato a Kalgan?
?»

«Ovviamente,» disse Arcadia, sorridendo con malizia. «Ogni notte ascoltavo i tuoi piani con il mio dispositivo ad alte prestazioni. Ah, e a proposito, il tuo canto . . . decisamente stonato. E so anche che sospetti di Anthor. Anch’io nutro dubbi simili. E, zio, dopo Kalgan voglio che tu mi porti a Trantor.»

Homir alzò un sopracciglio, il tono si fece più severo. «Non posso prometterlo. Tu non paghi il carburante, vero?» Guardò Arcadia con uno sguardo fulminante. «Ma perché proprio Trantor?»

Arcadia, con voce decisa, rispose: «Quando la nonna era ancora viva, mi cantava ninne nanne su Trantor: “Il pianeta ora chiamato rovine della galassia, il centro dell’universo, la fonte della vita”. Sono convinta che lì ci sia qualcosa.»

In quel momento, l’IA della nave, Meeter, intervenne nella conversazione. «Signorina Arcadia, è arrivato un messaggio urgente da tuo padre. Lo leggerò ad alta voce.»

Homir incrociò le braccia, guardando Meeter con evidente malumore.

La voce sintetica recitò: «Arcadia, sapevo che avresti combinato qualcosa. Ormai non ha senso richiamarti indietro: creerebbe solo scalpore. Inoltre, Homir potrebbe usare un po’ di compagnia. Vai e divertiti quanto vuoi!»

Homir fece un sospiro di esasperazione. «Quel pazzo di Toran!Cosa pensa di me?Una babysitter?Idiota spensierato!»

Poi il suo sguardo cadde sullo strano dispositivo che Arcadia teneva in mano. «E questo cos’è?» chiese, incuriosito.

«Olinthus lo ha modificato per me,» disse lei con orgoglio. «È una combinazione di dispositivo di ascolto e generatore di articoli scientifici.»

Homir sospirò di nuovo e si lasciò cadere sulla sedia. «Davvero, sei una seccatura continua.»

Arcadia lo guardò sorridendo a tutto volto. «Grazie, zio Homir!»

La sua voce allegra riempì la cabina e, per un breve istante, l’espressione severa di Hober si ammorbidì.

Continua . . .

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