- Incontro allo Spazioporto
Il Sogno della Fondazione
Parte VII – Arcadia Darell
Episodio 8 – Incontro allo Spazioporto
Arcadia Darell attraversava in fretta l’immenso atrio dello spazioporto.
Si faceva strada tra la folla che si muoveva come piccoli sky-scooter, senza mai voltarsi indietro.
Fu allora che notò qualcosa cadere dalle sue mani:il biglietto che stava stringendo.
«Signorina, dove corre così in fretta?»
La voce proveniva da un uomo di mezza età, con il volto coperto da una barba trascurata e un’aria stanca ma acuta.
Nella mano teneva il biglietto caduto, che porse con un sorriso gentile.
«Mi lasci, per favore. Ho fretta.»
Arcadia riprese in fretta il biglietto e riprese a camminare senza guardarlo.
«Non c’è bisogno di tutta questa fretta,» disse l’uomo, con tono scherzoso.
«Ecco, il suo biglietto. L’ho vista farlo cadere. Va a Trantor, vero? Classe normale?»
Arcadia socchiuse gli occhi. C’era qualcosa di curioso nelle sue parole, ma non aveva tempo da perdere.
«Sì. Ma . . . chi è lei?»
L’uomo sorrise e fece un piccolo inchino.
«Mi chiamo Preem Palver, presidente della Cooperativa Agricola di Trantor. E questa è mia moglie.»
Sospirò leggermente. «La conferenza è stata rimandata. Pare che stia per scoppiare una guerra, così dobbiamo rientrare d’urgenza.»
«Guerra? Non vorrà dire… con la Fondazione?»
Gli occhi di Arcadia si spalancarono. Quella parola le fece tremare il cuore.
«Lei viene da Terminus, vero?»
Lo sguardo di Palver si fece più acuto.
«Sì, io sono Arcadia Darell, del pianeta Terminus.»
Rispose esitante, sorpresa e sospettosa.
Se ciò che lo zio Homir aveva detto era vero, e quest’uomo era davvero lo stesso “Munn”, allora quell’incontro non poteva essere un caso.
«Ho incontrato una volta un diplomatico di nome Munn,» proseguì Palver con calma.
«Parlava con scioltezza, schiena dritta, un uomo che sembrava invincibile.»
Il cuore di Arcadia prese a battere forte.
«Quel balbuziente, incerto, sempre insicuro di sé . . . era lui?Davvero?»
Tutto si collegò in un istante. Lo zio Homir aveva avuto ragione . . . oppure no?
«No, è strano . . . perché mai . . . ?»
In quel momento una voce risuonò alle sue spalle.
«Cerchiamo una giovane donna fuggita dal palazzo. Mostri il documento d’identità.»
Arcadia si voltò di scatto, impallidendo.
Non avrebbe mai immaginato che la polizia fosse sulle sue tracce.
Palver intervenne subito:
«Non c’è bisogno. Questa ragazza è mia nipote, Arcadia Palver.»
E fissò l’agente dritto negli occhi.
Il poliziotto esitò, poi annuì. «Va bene. Cercheremo altrove.»
Se ne andò senza aggiungere altro.
Arcadia rimase immobile, senza fiato.
Non riusciva a capire perché Palver avesse mentito per lei, né come fosse riuscito a convincere l’agente così facilmente.
Ma una cosa era certa: le aveva appena salvato la vita.
«La ringrazio, signor Palver. Ma come ha fatto a fargli credere quella storia? Sul mio documento c’è scritto chiaramente “Arcadia Darell” . . . »
Palver sorrise con un’aria furba.
«Eh, questo è un segreto. Ma in questa città, un falso nome può essere molto utile.»
Arcadia provò un nuovo senso d’inquietudine, ma si affrettò verso l’uscita dello spazioporto.
Qualunque cosa l’attendesse, non avrebbe potuto prevederla.
Continua . . .


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